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Screening e senologia clinica: chi fa cosa, quando farli e come gestire il richiamo

Una mattina trovi nella cassetta delle lettere la busta della tua ASL: è l’invito allo screening mammografico gratuito. Nello stesso periodo avverti un fastidio sotto l’ascella o una piccola irregolarità al tatto. Nasce subito il dubbio: posso aspettare la data dello screening o devo prenotare subito una visita?

Capita anche il contrario. Esegui la mammografia di screening con serenità e, dopo una decina di giorni, il centro senologico ti telefona per un “approfondimento di secondo livello”. Il pensiero va subito al peggio: “Mi hanno richiamata, avrò un tumore?”.

Screening di popolazione e senologia clinica vengono spesso confusi o ritenuti alternativi. In realtà sono due strumenti complementari, con obiettivi, modalità di accesso e percorsi diversi. In questa guida Quiscan chiarisce chi fa cosa, quando affidarsi allo screening, quando rivolgersi subito a una visita clinica e perché,.


1. Lo screening di popolazione: una protezione collettiva

Lo screening mammografico organizzato è un programma di sanità pubblica incluso nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA, DPCM 12 gennaio 2017). Non serve a valutare un disturbo già presente: il suo scopo è individuare lesioni non palpabili in donne sane e prive di sintomi, prima che si manifestino clinicamente.

Le caratteristiche principali

  • Chi è invitata: donne asintomatiche tra i 50 e i 69 anni, con cadenza biennale. In linea con la Raccomandazione del Consiglio UE (2022/C 473/01), diverse regioni hanno esteso l’invito alla fascia 45-74 anni. Tra i 45 e i 49 anni la periodicità è in genere annuale, per la maggiore densità mammaria.
  • Gratuità e accesso diretto: non servono impegnativa né ticket. L’ASL invia una lettera con data e ora dell’appuntamento.
  • Come si svolge: il TSRM (Tecnico Sanitario di Radiologia Medica) esegue 4 radiogrammi, due proiezioni per seno (craniocaudale e obliqua). L’esame dura 10-15 minuti. Nello screening di primo livello non sono previste visita né ecografia.
  • La doppia lettura indipendente: è il punto di forza del programma. Le immagini sono valutate separatamente da due radiologi senologi, su monitor diagnostici ad alta risoluzione. In caso di discordanza interviene un terzo lettore. Gli studi internazionali indicano che la doppia lettura aumenta l’individuazione dei carcinomi precoci rispetto alla lettura singola. Se entrambi i radiologi concordano sulla normalità, l’esito arriva per posta o sul Fascicolo Sanitario Elettronico in circa 15-20 giorni.

Gli altri screening LEA. Il Servizio Sanitario garantisce gratuitamente anche lo screening del colon-retto (ricerca del sangue occulto fecale ogni due anni) e quello della cervice uterina (Pap-test triennale tra 25 e 29 anni, HPV-DNA test quinquennale tra 30 e 64 anni). È inoltre attivo un programma pilota (RISP) per la diagnosi precoce del tumore polmonare con TC a basso dosaggio nei forti fumatori tra 55 e 75 anni.


2. La senologia clinica: un percorso costruito sul singolo caso

Se lo screening è una rete che filtra la popolazione sana, la senologia clinica è la lente d’ingrandimento su una situazione specifica. Il percorso, in ospedale o in una struttura privata accreditata, è personalizzato e parte da un sintomo o da un profilo di rischio.

Quando ci si rivolge alla senologia clinica

  1. Segni o sintomi: nodulo palpabile nuovo o modificato, retrazione della cute o del capezzolo, arrossamento persistente (“a buccia d’arancia”), dolore localizzato non ciclico, secrezione da un solo dotto, ingrossamento dei linfonodi ascellari.
  2. Età fuori dallo screening: per le donne sotto i 40-45 anni che desiderano un controllo preventivo, la mammografia è poco informativa a causa dell’elevata densità ghiandolare. Gli esami di riferimento sono la visita senologica e l’ecografia mammaria.
  3. Alto rischio eredo-familiare (mutazioni BRCA1/2): queste donne seguono percorsi dedicati nelle Breast Unit, con esenzione specifica. Lo screening standard non è sufficiente: il protocollo prevede in genere la risonanza magnetica mammaria con mezzo di contrasto annuale dai 25 anni circa, alternata a visita ed ecografia.
  4. Protesi mammarie con sintomi: dolore, cambiamenti di forma o sospetta rottura.

Come si svolge la visita. A differenza dello screening, c’è un colloquio diretto con il radiologo senologo, che raccoglie l’anamnesi personale e familiare ed esegue l’esame obiettivo. Esegue o supervisiona anche la mammografia (spesso con tomosintesi 3D) e l’ecografia mirata, e consegna il referto al termine della seduta.


3. Un sintomo non aspetta la lettera dello screening

Se avverti un’alterazione al seno, non attendere l’invito dell’ASL. Lo screening è pensato per individuare lesioni silenti in chi sta bene, e la lettera potrebbe arrivare dopo molti mesi: aspettarla per un nodulo palpabile significa rischiare un ritardo diagnostico.

Cosa fare

  1. Rivolgiti subito al medico di medicina generale.
  2. Chiedi un’impegnativa con priorità clinica (classe B, entro 10 giorni, oppure D, entro 30 giorni), con la dicitura “visita senologica + mammografia bilaterale + ecografia mammaria bilaterale per reperto palpabile”.
  3. Prenota presso una Breast Unit ospedaliera o una senologia clinica accreditata, dove l’attenzione del radiologo sarà concentrata sul punto che ti preoccupa.

Che cos’è il “cancro di intervallo”? È un tumore diagnosticato tra due round di screening, per esempio a 10-14 mesi da una mammografia negativa. Non implica necessariamente un errore di lettura:

  • alcune forme biologicamente aggressive (come HER2+ o triplo negative) crescono molto rapidamente, anche in pochi mesi;
  • nei seni molto densi, tessuto ghiandolare e tumore appaiono entrambi bianchi ai raggi X, e questo “effetto mascheramento” può nascondere lesioni piccole.

Per questo è importante conoscere il proprio seno e segnalare al medico ogni cambiamento, anche dopo una mammografia negativa.


4. Il richiamo di secondo livello: nella grande maggioranza dei casi è benigno

Essere richiamate per un approfondimento genera spesso quella che viene definita recall anxiety: il richiamo viene associato d’istinto a una diagnosi di tumore. I dati dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS) e del GISMa raccontano però un’altra realtà:

  • su 1.000 donne che partecipano allo screening, circa 40-70 vengono richiamate (tasso di richiamo del 4-7%);
  • tra le donne richiamate, oltre il 90% riceve un esito benigno;
  • solo 5-10 donne su 100 richiamate, circa 5-7 ogni 1.000 esaminate, ricevono una diagnosi di tumore. Spesso si tratta di forme iniziali, per le quali le probabilità di guarigione sono molto elevate.

I motivi benigni più frequenti di richiamo

  1. Sovrapposizione di tessuti: la mammografia 2D proietta un volume tridimensionale su un’unica immagine piatta, e tessuti sani su piani diversi possono simulare un nodulo. Una compressione mirata o la tomosintesi 3D spesso lo chiariscono.
  2. Cisti mammarie: raccolte di liquido molto comuni tra i 35 e i 50 anni. Ai raggi X appaiono come noduli, ma l’ecografia le riconosce subito come formazioni liquide.
  3. Fibroadenomi e alterazioni fibrocistiche: lesioni benigne tipiche della ghiandola mammaria, stabili nel tempo.
  4. Microcalcificazioni benigne: piccoli depositi di calcio che richiedono un ingrandimento dedicato per confermarne la natura.
  5. Mancanza di esami precedenti: alla prima mammografia il radiologo non ha immagini con cui confrontare una piccola densità e, nel dubbio, sceglie la via più prudente.

Cosa succede al secondo livello. Il percorso è gratuito, non richiede impegnativa ed è gestito dalla Breast Unit. Può comprendere:

  • proiezioni mirate o ingrandimenti, per studiare le microcalcificazioni;
  • tomosintesi 3D, che esamina la mammella per strati sottili e riduce i dubbi dovuti alla sovrapposizione;
  • ecografia mirata, per distinguere una formazione liquida da una solida;
  • biopsia (core biopsy o VABB), solo se il dubbio persiste: un piccolo prelievo in anestesia locale, guidato da ecografia o tomosintesi, con eventuale posizionamento di una clip in titanio per marcare la sede.

5. Protesi mammarie e consigli pratici

Con le protesi posso fare lo screening? Sì. Le donne con protesi estetiche o ricostruttive possono aderire allo screening. Basta avvisare il TSRM all’inizio dell’esame: userà la manovra di Eklund, che sposta delicatamente la protesi verso la parete toracica e porta in avanti la ghiandola per comprimerla in sicurezza.

Lo screening valuta però solo la ghiandola, non lo stato della protesi. In caso di dolore, cambiamenti di forma o sospetta rottura, rivolgiti alla senologia clinica per un’ecografia o una risonanza magnetica senza mezzo di contrasto.

Quale percorso scegliere: il riepilogo Quiscan

SituazionePercorso consigliato
Donna di 45-74 anni, sana, senza sintomi né familiarità geneticaScreening pubblico (SSN)
Donna di qualsiasi età con nodulo nuovo, retrazione, secrezione o dolore localizzatoSenologia clinica con priorità (impegnativa B/D dal medico curante)
Donna sotto i 40-45 anni, senza disturbi, che desidera prevenzioneSenologia clinica (visita + ecografia mammaria)
Donna con mutazione genetica accertata (BRCA1/2)Breast Unit / centro alto rischio (RM annuale dai 25 anni circa)
Portatrice di protesi con sospetta rotturaSenologia clinica (ecografia e RM dedicata)

Il consiglio di Quiscan. A ogni controllo senologico porta con te referti e immagini degli esami precedenti. Per il radiologo, confrontare l’immagine di oggi con quella di tre o cinque anni fa è uno degli strumenti più utili per confermare la stabilità di una formazione ed evitare approfondimenti inutili.

Contenuto a scopo divulgativo, non costituisce diagnosi medica né indirizzamento verso un esame specifico. Per ogni informazione sulla tipologia e l’esecuzione di esami per la propria situazione, rivolgersi al personale medico preposto.