Il tumore della mammella non dipende dall’identità di genere, dall’orientamento affettivo o dai pronomi che una persona usa. Contano soprattutto due fattori: la presenza di tessuto ghiandolare mammario e la storia di esposizione ormonale a cui quel tessuto è stato sottoposto.
Eppure, per molte persone LGBTQIA+ (donne transgender, uomini trans, persone non binarie, lesbiche, bisessuali, queer) l’accesso alla prevenzione senologica è ancora ostacolato da barriere spesso invisibili: la paura del deadnaming, cioè di essere chiamati in sala d’attesa con il nome anagrafico di nascita; il disagio corporeo che la compressione del torace può riaccendere; l’esclusione automatica dagli inviti di screening di chi ha rettificato i documenti.
La radiologia sta superando l’approccio basato sul marcatore di genere: lo screening deve seguire l’anatomia e la storia endocrina della persona (organ-based screening). In questa guida la redazione di Quiscan riassume le principali raccomandazioni internazionali e nazionali (ACR, WPATH, SIRM, EUSOBI) per capire chi dovrebbe sottoporsi alla mammografia, quando iniziare e come vivere l’esame con serenità e nel rispetto della propria identità.
1. Lo screening segue gli organi e gli ormoni, non l’anagrafe
Per anni i programmi di screening hanno invitato le persone registrate come “femmine” a partire da una determinata età. Oggi le principali società scientifiche, tra cui l’American College of Radiology (ACR) e la Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica (SIRM), indicano un principio diverso: il rischio oncologico dipende dal tessuto mammario e dall’esposizione ormonale.
- Chi ha tessuto ghiandolare mammario significativo ed è stato esposto per anni a estrogeni, naturali o farmacologici, ha bisogno di controlli periodici.
- Identità di genere e orientamento sessuale non aumentano né riducono di per sé il rischio biologico o genetico di base, ma possono influenzare le abitudini di prevenzione e l’accesso alle cure.
2. Donne transgender e terapia ormonale affermativa (GAHT)
Le donne transgender in percorso di affermazione di genere assumono in genere estrogeni (17-β-estradiolo), associati ad antiandrogeni o progestinici.
Cosa succede al tessuto mammario. Gli estrogeni attivano i recettori ormonali e stimolano lo sviluppo della ghiandola: i dotti proliferano, si formano le unità lobulari terminali e lo stroma si rimodella. In genere entro 2-3 anni il tessuto raggiunge caratteristiche simili a quelle delle donne cisgender. All’imaging è spesso denso (categorie ACR C o D): per questo la tomosintesi (DBT) o l’ecografia integrativa possono aiutare a non lasciare nascosti piccoli noduli.
Cosa dicono gli studi. Il riferimento principale è lo studio di coorte olandese dell’Amsterdam UMC su oltre 2.200 donne trans (de Blok et al., The BMJ, 2019):
- rispetto agli uomini cisgender, il rischio di tumore al seno è circa 46 volte più alto (SIR 46,7);
- rispetto alle donne cisgender, il rischio resta significativamente più basso, pari a circa un terzo (SIR 0,3), probabilmente perché l’esposizione agli estrogeni è iniziata in età adulta e non durante la pubertà;
- i tumori osservati sono prevalentemente carcinomi duttali invasivi ormono-sensibili, analoghi a quelli delle donne cisgender in post-menopausa.
Quando fare lo screening.
- Lo screening mammografico è indicato dopo almeno 5 anni di terapia ormonale continuativa, con cadenza biennale dai 50 anni (o annuale dai 40, secondo i criteri ACR).
- Con una terapia più recente, la ghiandola non ha ancora raggiunto uno sviluppo tale da giustificare lo screening radiologico di routine.
- In presenza di protesi mammarie l’esame è eseguibile con la manovra di Eklund: il tecnico di radiologia (TSRM) sposta delicatamente la protesi verso la parete toracica per comprimere e studiare il tessuto ghiandolare anteriore.
3. Uomini transgender e persone non binarie assegnate femmine alla nascita (AFAB)
La strategia di prevenzione dipende soprattutto dall’eventuale chirurgia toracica.
Senza chirurgia toracica
Il testosterone provoca una progressiva atrofia lobulare e un aumento della componente fibrosa, ma non elimina la possibilità che il tessuto si ammali. Chi non ha subito mastectomia segue gli stessi protocolli previsti per le donne cisgender: mammografia biennale tra i 50 e i 69/74 anni, o con cadenza diversa (anche annuale dai 40 anni) in base ai fattori di rischio individuali.
Dopo la mastectomia mascolinizzante (top surgery)
La top surgery è una mastectomia sottocutanea con finalità estetico-funzionali, diversa dalla mastectomia oncologica o profilattica.
- Tessuto residuo. Per ottenere un profilo naturale e preservare l’irrorazione del complesso areola-capezzolo, il chirurgo lascia di norma una piccola quota di tessuto ghiandolare retro-areolare e ascellare.
- Il rischio si riduce molto, ma non si azzera. Sono documentati, seppur rari, casi di carcinoma sul tessuto residuo.
- Come controllarsi. Su un torace mascolinizzato la mammografia standard non è tecnicamente eseguibile, perché non c’è tessuto da comprimere. Le raccomandazioni indicano la consapevolezza del proprio torace (autopalpazione) e una visita clinica annuale con il medico curante o lo specialista. In caso di noduli palpabili, retrazioni cicatriziali o secrezioni anomale, si esegue un’ecografia mirata.
4. Donne lesbiche, bisessuali e queer: il “paradosso del rischio”
Gli studi epidemiologici internazionali (tra cui i dati CDC e le indagini NHIS) descrivono un paradosso nelle minoranze sessuali femminili:
- Minore adesione allo screening. Le donne lesbiche e bisessuali eseguono la mammografia meno spesso delle donne eterosessuali.
- Più fattori di rischio. Allo stesso tempo, hanno più frequentemente fattori di rischio noti: nulliparità, gravidanze in età più avanzata, minore allattamento al seno, e una maggiore diffusione di fumo, alcol e sovrappeso, legati anche al cosiddetto minority stress.
Tra le cause della minore adesione ci sono l’eteronormatività degli ambienti sanitari (moduli che presuppongono un partner maschile, domande fuori luogo sulla contraccezione) e la minore frequentazione dei servizi ginecologici, che sono il principale canale di invio allo screening.
Il messaggio di Quiscan: il tessuto mammario merita la stessa attenzione per chiunque, a prescindere da chi si ama.
5. Superare le barriere: burocrazia, codice fiscale e disforia
Il paradosso del codice fiscale
In Italia gli inviti allo screening mammografico gratuito (LEA) partono in automatico in base al sesso registrato nell’anagrafe sanitaria. Un uomo trans che ha rettificato i documenti (“M”) può quindi non essere più invitato, pur avendo conservato il seno.
Cosa fare:
- rivolgersi al medico di medicina generale (MMG) per ottenere un’impegnativa per mammografia bilaterale;
- oppure contattare direttamente il Centro Screening dell’ASL di competenza per farsi inserire manualmente negli elenchi;
- in caso di difficoltà, il portale Infotrans (ISS/UNAR) offre informazioni e orientamento sui servizi del territorio.
Gestire disforia e ansia da giudizio
Spogliarsi e sottoporre il torace alla compressione può essere difficile. Alcuni accorgimenti utili:
- Comunicare in anticipo. Puoi indicare già all’accettazione il tuo nome d’elezione e i tuoi pronomi: il personale è tenuto alla massima riservatezza e al rispetto della persona.
- Farsi accompagnare. Chiedi se è possibile avere accanto una persona di fiducia durante l’esame.
- Abbigliamento a due pezzi. Maglietta e pantaloni o gonna separati permettono di scoprire solo la parte superiore del corpo e solo per il tempo necessario: l’esame dura pochi minuti, con una compressione di circa 5-10 secondi per proiezione.
- Respirare profondamente. Rilasciare i muscoli di dorso e torace aiuta il tecnico a posizionare il tessuto e riduce il fastidio.
6. Schema riassuntivo
| Profilo | Condizione anatomica e ormonale | Modalità di screening | Quando iniziare e frequenza |
|---|---|---|---|
| Donna transgender | GAHT da almeno 5 anni | Mammografia bilaterale / DBT (con manovra di Eklund se protesi) | Biennale dai 50 anni (o annuale dai 40, secondo ACR) |
| Donna transgender | GAHT da meno di 5 anni | Screening di routine non raccomandato | Attendere i 5 anni di terapia continuativa |
| Uomo transgender | Seno intatto | Mammografia bilaterale / DBT | Come le donne cisgender (indicativamente biennale dai 45-50 anni, in base al programma regionale) |
| Uomo transgender | Dopo top surgery | Visita clinica annuale + autopalpazione | Mammografia di routine non indicata; ecografia solo in caso di sintomi |
| Donne lesbiche, bisessuali, queer | Seno intatto | Mammografia bilaterale / DBT | Come tutte le donne (screening SSN gratuito, indicativamente biennale dai 45-50 anni) |
Conclusioni
La prevenzione senologica non dipende da come ti definisci, ma dal tuo corpo e dalla tua storia. Chiedi percorsi rispettosi della tua persona e non lasciare che ostacoli burocratici o esperienze passate ti allontanino da un controllo che può fare la differenza.
Contenuto a scopo divulgativo, non costituisce diagnosi medica né indirizzamento verso un esame specifico. Per ogni informazione sulla tipologia e l’esecuzione di esami per la propria situazione, rivolgersi al personale medico preposto.
